Grillo si gonfia ma non fa boom
E’ davvero “boom” la parola giusta per descrivere il risultato elettorale del Movimento cinque stelle, che elegge al primo colpo il sindaco di Sarego, provincia di Vicenza, ma non elegge al volo un sindaco di grande città (nonostante i pronostici spazzatutto di Beppe Grillo) e si afferma come “bolla” legata al simbolo-Grillo più di quanto i grillini sperassero (più voti al Movimento che ai singoli candidati) e ai ballottaggi, dove arriva, arriva sul filo ma non facendo piazza pulita, come minacciava il tribuno Beppe?

E’ davvero “boom” la parola giusta per descrivere il risultato elettorale del Movimento cinque stelle, che elegge al primo colpo il sindaco di Sarego, provincia di Vicenza, ma non elegge al volo un sindaco di grande città (nonostante i pronostici spazzatutto di Beppe Grillo) e si afferma come “bolla” legata al simbolo-Grillo più di quanto i grillini sperassero (più voti al Movimento che ai singoli candidati) e ai ballottaggi, dove arriva, arriva sul filo ma non facendo piazza pulita, come minacciava il tribuno Beppe? La bolla esiste, ma non mantiene l’ipertrofia delle parole anche se ieri Grillo, su Twitter, si mostrava comunque e sempre esultante, prima per l’idea del ballottaggio a Parma, poi per la possibilità del ballottaggio a Genova (sua città, dove però non c’è stato plebiscito), poi per le percentuali (non bulgare) che giungevano dalla Palermo di Leoluca Orlando – lui sì “landslide”, a valanga.
“Avanti così, belin, la prima Terza Repubblica”, scriveva Grillo commentando i dati di Sarego, dopo tre ore di euforia internettiana in cui venivano coccolati dal comico e dai suoi sostenitori, al grido di “siamo noi il Terzo polo”, anche i risultati al di sotto della rivoluzione (vedi Verona, dove il centrosinistra, con il non conosciutissimo Michele Bertucco, arriva comunque secondo dopo Flavio Tosi). L’impressione è che il grillismo, nonostante l’endorsement di Mina e la possibile affermazione come “primo partito” a Comacchio se non a Budrio, resti un comprimario più che primattore, su percentuali da Pirati tedeschi o da Ukip inglese, e non su dimensioni di eccezionalità “storica”, aggettivo che piace ai consiglieri grillini e a chi ci crede.